“C’è vita a sinistra”
Ci vuole notevole pazienza di fronte all’inserto “C’è vita a sinistra”, pubblicato dal Manifesto per raccogliere tutti gli interventi del dibattito estivo lanciato dal quotidiano diretto da Norma Rangeri. Una sua importanza, in quel lungo confronto epistolare, assume agli occhi del lettore, per le r
23 AGO 20

Ci vuole notevole pazienza di fronte all’inserto “C’è vita a sinistra”, pubblicato dal Manifesto per raccogliere tutti gli interventi del dibattito estivo lanciato dal quotidiano diretto da Norma Rangeri. Una sua importanza, in quel lungo confronto epistolare, assume agli occhi del lettore, per le rispettose e ammirate citazioni di molti partecipanti, l’intervento del professore Marco Revelli che si vede confermato da molti intervenuti un ruolo di indispensabile garante e maître à penser di una nuova forza politica di sinistra. Per la verità Revelli aveva già avuto un ruolo di questo tipo nella formazione della lista per le europee “L’altra Italia per Tsipras”. L’esito non smagliante di quella esperienza sembra però non avere intaccato l’autorevolezza del professore, almeno a leggere le lettere raccolte nell’inserto. E invece no. Dopo l’inserto è arrivata una sorpresa. Già due giorni fa, su L’Unità, Pietro Reichlin aveva recensito l’ultimo libro di Revelli come un cedimento ai canoni del complottismo applicati alla politica. Ma era L’Unità “renziana”, anche se non si poteva negare che la critica fosse netta ma argomentata e civile. Il Manifesto ha recensito il libro ieri con una intera pagina firmata da Marco Bascetta, che certo non è un renziano. Il giudizio, pur con argomentazioni diverse da quelle di Reichlin, è comunque negativo. Sarà pure Revelli un federatore della rinata sinistra ma, con parole loro, sia Rechlin sia Bascetta ce lo presentano come un nuovo Paolo Flores.